Sei quanto di più puro mi sia successo, e quando macchio la mia coscienza con azioni di cui mi rimprovero già nell’atto, ma alla cui tentazione non resisto in quei momenti di debolezza che vorrei saper evitare, mi vergogno il doppio perché è come se fossi ancora sotto quel tuo sguardo che vedeva tutto, davanti a cui ero nuda.

Mi rendo conto più di prima, di cosa intendono quando parlano del cibo come dell’unico compagno fedele, l’unica consolazione, l’unico amico che non delude mai… Però adesso per me non c’è nemmeno quello, e giuro che mangiare è tristemente l’unica cosa che farei ora senza provare ulteriore scoramento.
Mi sento inconsistente ma pesante, non ho volontà per fare niente se non restare seduta, vagabondare in questi pochi metri quadri, fissare il vuoto… Non mi sono mai sentita così sola, persa e delusa.

Non voglio niente e non voglio nemmeno essere in questo stato d’animo. E non è vero che non voglio niente, voglio volere intensamente uscire dal buco e restarne fuori una buona volta.

Alla gente piace polemizzare: si fa polemica sui fatti, sui protagonisti dei fatti, sugli spettatori dei fatti,sui resoconti dei fatti, sulle critiche dei fatti, sulle cause e conseguenze dei fatti, poi si polemizza sulle critiche delle critiche dei fatti, su coloro che partecipano ai fatti, su coloro che non partecipano ai fatti, su coloro che criticano coloro che non partecipano ai fatti… nel frattempo i fatti evolvono, evolvono le critiche, i fatti si ripetono uguali ma forse un po’ diversi, le polemiche si ripetono uguali ma forse un po’ diverse, e così via anche le polemiche delle polemiche e le polemiche delle polemiche delle polemiche… Insomma resta sempre qualcosa su cui polemizzare: 60% si comporta in modo x, 15% polemizza sul 60% e si comporta in modo y, 10% polemizza sul 60% e sul 15% e si comporta in modo z, 5% polemizza su tutti i precedenti e si comporta in modo k, 4% polemizza su tutti i precedenti e si comporta in modo confuso tra x,y,z e k, 2% critica tutti i precedenti e non sa più come comportarsi, 1% pare fregarsene, 0,5% polemizza su chi pare fregarsene etc. (le percentuali sono completamente casuali).
Questa non è una polemica

A differenza del piacere, dell’amore che è dialogo tra due, che è espansivo e affabulatorio anche quando è silenzioso, l’esperienza del dolore chiude il singolo nella sua individualità e incomunicabilità poiché “il corpo sano sente il mondo, il corpo malato sente il corpo”. 

Salvatore Natoli

"Kafka è stato una lettura di giovinezza, e ancora oggi credo che si rivolga o parli soprattutto ai giovani, vale a dire a quelli che hanno una vitalità talmente forte da accettare e da ricercare la distruzione."
Franco Fortini (via euridicefattadisguardi)

Questa cosa che mi rende triste sta cessando di esistere e ci sono altre cose che mi rendono felice, in gran parte perché sono nate da me e le faremo crescere belle noi.

Questa cosa mi rende triste, è una delle cose che più mi rattristano, tra quelle a me vicine e riguardanti in modo diretto la mia vita.
Non riesco nemmeno a descriverla, perderebbe la sua essenziale tristezza, non sarebbe altro che una banale successione di parole poiché non saprei come orchestrarle in modo che non siano vane e che esprimano invece il profondo senso di tristezza che questa cosa (mi dispiace anche chiamarla così, ma si tratta di una faccenda cui per l’appunto preferisco non dare un nome che la descriva, ma sí che ne mostri l’esistenza) provoca in me.

4

Ogni fine è davvero un inizio? Dove sta il confine tra i due? So che sto finendo mentre inizio? E ogni volta che inizio è perché ho anche finito?

What we do in life echoes in eternity.

Io invecchio ma questa storia no…Il gladiatore continua a emozionarmi dal primo minuto all’ultimo, come quando lo guardai nel 2000, 14 anni che verso lacrime come una stupida davanti allo schermo ogni volta che lo rivedo, in una di quelle giornate grigie e fredde mentre fuori piove

Ci sono momenti in cui mi sembra di aver capito. Non mi riferisco a problemi di analisi matematica o riguardanti il miglior paio di scarpe per la festa, parlo delle “grandi questioni”, delle domande filosofiche, degli interrogativi universali che ogni essere umano in un modo o in un altro affronta prima o poi durante il suo passaggio sulla terra.
Per qualche secondo o minuto o di più mi sembra di aver capito.
Ma spero proprio di sbagliarmi, perché le risposte cui mi pare d’essere giunta in tali occasioni, o che sono giunte a me, sono come tele grigie, mi trovo a fissarle immobile, ormai vuota d’altri dubbi e desideri di ricerca poiché ho la fine di fronte a me, ed è monotòna, scialba, triste. Spero di sbagliarmi perché è così tanto più bello vivere contemplando un mistero brulicante di colori, errare tra le infinite e varie sfumature, indagarle sguazzandovi e fermandosi solo qualche tempo a godere di un certo giallo pallido o di un verde brillante, sapendo che ancora non si tratta della risposta ultima e che posso perdermi ancora per un po’.
Non c’è fretta di arrivare alla fine e spero di arrivarci solo quando avrò visto tutti i colori, e spero che non sia grigia né scialba né triste.

Devo trovare e prendermi cura di quella perla dentro di me che non so comprendere o descrivere. Trovarla, abbracciarla, mostrarla. Prima di fare questo è probabile che non riesca in nient’altro, poiché tale perla è la musica di sottofondo, la materia prima, la mano che guida, lo strumento con cui creare altro fuori da me, che sia altro da me ma anche e allo stesso tempo un indizio, un assaggio, una scintilla mia. Quella perla con cui lasciare un’impronta nello spazio e nel tempo, il regalo da offrire a chi incontro, i mattoni con cui costruire cattedrali, le custodi delle mie memorie e della mia essenza.

The strained honey of afternoon light…

How swiftly the strained honey
of afternoon light
flows into darkness

and the closed bud shrugs off
its special mystery
in order to break into blossom:

as if what exists, exists
so that it can be lost
and become precious

Lisel Mueller

ananassoswegg:

anatrasexy:

Fritz Kahn - Der Mensch als Industriepalast (Man as Industrial Palace), 1926

Oddio! Oddioooo! mi sento male! O ne costruisco uno oppure muoio di dolore :(

ananassoswegg mi unisco all’impresa! Quattro mani sono meglio di due ;)
17

ananassoswegg:

anatrasexy:

Fritz Kahn - Der Mensch als Industriepalast (Man as Industrial Palace), 1926

Oddio! Oddioooo! mi sento male! O ne costruisco uno oppure muoio di dolore :(

ananassoswegg mi unisco all’impresa! Quattro mani sono meglio di due ;)

I took a walk on a Saturday night
Fog in the air
Just to make my mind seem clear
Where do I go from here?
I see my breath pushing steam through the air
Shaking hands run through my hair
My fears, where do I go from here?

Is it my fault, is it my fault?
We’ve been missing each other
We’ve been missing each other